Più tardi, domani... mai: la procrastinazione

Cos’è la procrastinazione

Non sempre essere in ritardo nel fare le cose significa essere dei procrastinatori. Anche se organizziamo nei dettagli la nostra giornata, possono capitare degli imprevisti (anche più di uno!) che ci costringono a rimandare alcuni punti della nostra “To do list”.

Cos’è allora la procrastinazione? È il rimandare volontariamente dei compiti o delle azioni da svolgere, malgrado sappiamo benissimo che non portarli a termine può danneggiare (a volte anche gravemente) la nostra prestazione, spesso con delle conseguenze nella nostra situazione generale.

Insomma, sto procrastinando, quando rimando un’azione, semplicemente perché non ho voglia di affrontarla. Per molte persone questo atteggiamento diventa una vera e propria abitudine di vita: quasi senza accorgersene, di fronte a un compito, automaticamente lo rimandano e le motivazioni che si inventano per giustificare tutto ciò sono spesso molto fantasiose.

Alla base di questo atteggiamento ci sono diverse cause, che si intrecciano fra loro, e proprio per questo non è sempre facile dissolvere la tendenza alla procrastinazione.

A prima vista, la causa più evidente è la mancanza di consapevolezza nella gestione del tempo. Nella nostra immaginazione ci figuriamo di avere a disposizione un tempo molto maggiore di quello che realmente abbiamo per portare a termine il nostro compito e in più siamo magicamente sicurissimi che nessun imprevisto verrà a scompaginare i nostri progetti, cosa che invece puntualmente accade, perché… la vita è così!

Le conseguenze

Quando poi ci troviamo con l’acqua alla gola, ecco che siamo assaliti dall’angoscia e dal senso di colpa e ci chiediamo il motivo per cui abbiamo così sottovalutato il compito che avevamo davanti. Tutto ciò porta un pesante disagio esistenziale, con questa strana altalena: prima, sovrastimiamo le nostre capacità e possibilità, poi, di fronte alle difficoltà, cadiamo nello sconforto e registriamo un vero e proprio crollo dell’autostima, che, a lungo andare, diventa pervasivo.

Rimandiamo, perché pensiamo di dover affrontare un compito troppo difficile per noi e siamo paralizzati dall’idea del fallimento.

Rimandiamo, quando dobbiamo fare delle analisi mediche, che potrebbero predire delle malattie gravi e pericolose per la nostra sopravvivenza e qui siamo paralizzati dalla paura di questa prospettiva.

Rimandare in fondo è appagante: abbiamo l’impressione come di annullare un problema, con la conseguenza di tranquillizzarci. In realtà questa è un’illusione di breve durata, che porta con sé una carica di stress molto maggiore di quella che vogliamo allontanare: il fantasma di una prestazione difficile, di un incontro spiacevole, di una malattia possibile, ci perseguita con il suo carico di reazioni emotive molto sgradevoli.

A ciò si aggiunge un senso di inadeguatezza e un crollo dell’autostima.

Alcuni suggerimenti

Cosa fare, allora?

Abbiamo visto che la tendenza a procrastinare è come un mosaico formato da differenti tessere, che è necessario affrontare una per una.

Per contrastare la “pigrizia” che ci impedisce di agire, è utile stabilire un obiettivo minimo, con un basso impatto emotivo, ma che dia il “la” per iniziare: a volte basta fare il primo passo, che ci fa uscire da quell’erronea “zona di confort” per farci capire che il compito che abbiamo davanti non è poi così spiacevole. Ricordiamoci di quel famosissimo aforisma di Lao Tsu: “Un viaggio di mille miglia incomincia sempre con il primo passo”!

È poi importante affrontare l’aspetto emotivo e qui viene ancora una volta in aiuto una sincera autoanalisi: diventare consapevoli di quali emozioni (paura? mancanza di autostima? timore del giudizio degli altri?) si nascondono dietro l’esigenza di procrastinare, è di fondamentale importanza per accettarle e quindi dissolverle.

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